C’è un momento, salendo verso uno dei borghi dell’Istria interna, in cui il paesaggio si trasforma lentamente davanti agli occhi: le strade costiere cedono il passo a colline ondulate, vigneti ordinati come righe di scrittura su carta antica, boschi fitti che custodiscono segreti gastronomici, e poi, all’improvviso, una sagoma di pietra che si staglia contro il cielo — una torre, una cinta muraria, un campanile che sembra voler tenere il tempo fermo. I borghi istriani dell’entroterra non si mostrano subito: bisogna cercarli, salire, meritarseli. Ed è proprio in questo gesto lento che comincia il viaggio.
Un territorio che racconta millenni di storia
L’Istria è una di quelle regioni europee in cui la storia non si studia sui libri, ma si respira camminando per vicoli lastricati, toccando la pietra consumata di un portale, sedendosi in una piazza dove il leone di San Marco veglia ancora da qualche angolo dimenticato. Questa penisola, affacciata sull’Adriatico e contesa per secoli tra potenze diverse, porta nel proprio paesaggio urbano le impronte di ogni dominazione: quella veneziana in modo particolare, con le sue logge, i suoi palazzi signorili, le sue mura pensate tanto per difendere quanto per impressionare.
I borghi fortificati dell’Istria non sono semplici attrazioni turistiche: sono sentinelle di pietra, come suggerisce la loro posizione sempre elevata, sempre vigile, sempre orientata a dominare la pianura sottostante e le vie di comunicazione che la attraversavano. Visitarli significa entrare in una dimensione in cui il Medioevo e il Rinascimento veneziano convivono con una vitalità contemporanea fatta di cantine, mercati, sagre e una cucina che è essa stessa patrimonio culturale.
Buje: il colle che guarda il mare
Immagina di arrivare a Buje nel tardo pomeriggio, quando la luce radente del sole dipinge le facciate di un oro caldo e le ombre si allungano sui vicoli silenziosi. Questo borgo, che sorge su un colle dell’Istria nord-occidentale, ha la struttura tipica degli insediamenti medievali della regione: strade che seguono le curve di livello, edifici addossati l’uno all’altro come per tenersi caldo, e una chiesa che domina il punto più alto come un faro sulla terraferma.
L’architettura di Buje racconta chiaramente il lungo periodo veneziano: portali scolpiti, finestre bifore, stemmi nobiliari incastonati nelle pareti. Ma la vera anima del borgo si scopre nelle botteghe e nelle cantine, dove l’olio extravergine locale e i vini bianchi della tradizione istriana — in primo luogo la Malvasia istriana, vitigno autoctono di straordinaria personalità aromatica — rappresentano il filo rosso tra passato e presente. La produzione vinicola e olearia di questa parte dell’Istria è riconosciuta come tra le più pregiate della penisola, e non è raro che una sosta in un’enoteca locale si trasformi in una conversazione lunga e illuminante con il produttore.
Vale la pena fermarsi anche solo a passeggiare tra le mura, lasciando che lo sguardo si perda verso il verde dei vigneti e, nelle giornate limpide, verso il luccichio lontano dell’Adriatico. Buje è una di quelle mete che si apprezzano senza fretta, lasciandosi guidare dall’istinto più che da una mappa.
Motovun: la fortezza veneziana tra i boschi del tartufo
Se Buje è discreta e raccolta, Motovun è teatrale. Arroccata su una collina che emerge dalla valle del fiume Mirna come un’isola di pietra in un mare verde, questo borgo è probabilmente il più fotografato dell’Istria interna — e a ragione. Le sue mura veneziane, ancora intatte nella loro sequenza di torri e bastioni, circondano un nucleo urbano di rara eleganza, dove ogni pietra sembra posata con intenzione precisa.
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La salita verso il centro storico è già un’esperienza: i gradini di pietra, le arcate che incorniciano scorci inaspettati, il silenzio che si fa più denso man mano che ci si allontana dal parcheggio e si entra nella dimensione senza tempo del borgo. In cima, la piazza principale offre uno di quei panorami che tolgono il respiro — la valle sottostante si distende in tutte le direzioni, con i vigneti, i boschi e i campi che si alternano in una composizione quasi pittorica.
Ma Motovun è celebre anche per qualcosa che non si vede: il tartufo. I boschi che circondano la valle del Mirna sono tra i territori più rinomati d’Europa per la raccolta del Tuber magnatum, il pregiato tartufo bianco, e dell’altrettanto apprezzato tartufo nero. L’Istria è da sempre una terra di vino, olive e tartufi, e Motovun ne è l’emblema più eloquente: qui i ristoranti propongono menu in cui il tartufo non è un lusso occasionale ma un ingrediente quotidiano, grattugiato su paste fresche, uova, formaggi locali e piatti di carne con una generosità che stupisce e conquista.
La regione circostante: borghi minori e paesaggi da scoprire
Chi si ferma solo a Buje e Motovun rischia di perdere la dimensione più intima dell’entroterra istriano. Intorno a questi due borghi principali si dispiega una rete di insediamenti minori — colline con una chiesa, un campanile, qualche casa — che meritano una deviazione. Grožnjan, ad esempio, è diventata nel tempo una piccola capitale delle arti, con gallerie e atelier che animano i vicoli d’estate. Oprtalj e Završje offrono invece la versione più silenziosa e quasi abbandonata di questi luoghi, dove la vegetazione riprende possesso degli spazi e il tempo sembra davvero essersi fermato.
Percorrere queste strade secondarie, magari in autunno quando i colori dei boschi esplodono in rossi e oro, è un’esperienza che non ha equivalenti nella penisola. Le tradizioni vinicole e olearie della regione accompagnano ogni tappa: le cantine aprono volentieri le porte ai visitatori curiosi, e i mercati locali offrono formaggi stagionati, salumi, miele e conserve che raccontano un territorio con la stessa eloquenza di qualsiasi monumento.
Quando andare e come organizzare il viaggio
La primavera e l’autunno sono le stagioni ideali per esplorare i borghi dell’Istria interna. In primavera i vigneti si risvegliano, i colori sono teneri e luminosi, e i borghi non sono ancora affollati dal turismo estivo. L’autunno, invece, è la stagione del tartufo e della vendemmia: un periodo in cui il territorio esprime la sua anima più profonda e i sapori raggiungono la loro massima intensità.
Per spostarsi agevolmente tra i borghi è consigliabile avere un’auto propria: le distanze sono brevi ma i collegamenti pubblici sono limitati, e la libertà di fermarsi davanti a un vigneto o di imboccare una strada secondaria vale da sola il noleggio. Una base logistica comoda può essere uno dei borghi stessi — molti offrono piccoli hotel, agriturismi o appartamenti — oppure una delle città costiere da cui l’entroterra è facilmente raggiungibile in meno di un’ora. Per approfondire la conoscenza del territorio e pianificare itinerari personalizzati, il portale ufficiale del turismo istriano offre risorse aggiornate e dettagliate.
Tornare da un viaggio tra i borghi istriani con una bottiglia di Malvasia, un vasetto di crema al tartufo e la memoria di un tramonto visto dalle mura veneziane di Motovun è qualcosa che assomiglia molto alla felicità. Questi luoghi non chiedono grandi sforzi né lunghi programmi: chiedono solo la disponibilità a rallentare, a guardare con attenzione e a lasciarsi sorprendere da un territorio che, nonostante tutto, ha saputo restare straordinariamente se stesso.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








