Città da scoprire

Bologna in tre giorni: itinerario essenziale tra torri, portici, arte e sapori

Bologna in tre giorni si gira bene a piedi, senza correre. Si parte dal centro storico e si attraversano piazze medievali, chiese, torri, portici e tavole generose.

Portici di Bologna con colonne in pietra e persone che camminano, con torri medievali sullo sfondo
Portici e torri del centro storico di Bologna, un’immagine che richiama l’itinerario essenziale in tre giorni tra architettura e passeggiate.

È un itinerario semplice, pensato per chi arriva nel capoluogo emiliano e vuole capire davvero perché la città venga chiamata la Dotta, la Rossa e la Grassa. Le distanze aiutano: molti luoghi simbolo stanno tra Piazza Maggiore, le Due Torri e la zona universitaria. Il resto lo fanno i dettagli, come spesso succede qui: la finestrella sull’acqua in via Piella, il passo lento sotto i portici, una tagliatella nel Quadrilatero.

Il primo giorno comincia da Piazza Maggiore, che molti bolognesi continuano a chiamare Piazza Grande, anche per quel filo affettuoso che la lega a Lucio Dalla. È il cuore civile e religioso della città. Qui si affacciano la Fontana del Nettuno, il Palazzo del Podestà, il Palazzo dei Banchi e, sul lato occidentale, Palazzo d’Accursio, sede del Comune.

Bologna si presenta subito così: solida, elegante, vissuta. C’è anche una vecchia superstizione universitaria: gli studenti, prima della laurea, dovrebbero evitare di attraversare la piazza nel mezzo. “Meglio fare il giro”, dicono ancora in tanti, con un sorriso.

A pochi passi si entra nella Basilica di San Petronio, iniziata nel 1390 e diventata uno dei grandi simboli cittadini. La facciata incompiuta, metà marmo e metà laterizio, racconta già una storia lunga, fatta anche di interruzioni e ripensamenti. All’interno vale la pena fermarsi davanti alla Cappella Bolognini, alla grande Meridiana di Cassini e, quando è aperta, salire alla terrazza panoramica, a circa 54 metri d’altezza.

Poi si torna verso Palazzo d’Accursio: lo scalone attribuito al Bramante, le sale comunali, la Torre dell’Orologio e la vicina Biblioteca Salaborsa, oggi piazza coperta dedicata a Umberto Eco, chiudono bene la prima giornata. Senza fretta.

Dalle Due Torri a Santo Stefano: Bologna vista dall’alto e il silenzio delle Sette Chiese

Il secondo giorno può partire dalle Due Torri, l’immagine più immediata della Bologna medievale. La Torre degli Asinelli, alta 97,20 metri, chiede fiato e pazienza: i gradini sono 498, stretti, e quando i visitatori si incrociano bisogna fermarsi. In cima, però, la città cambia volto. I tetti rossi, i campanili, i colli sullo sfondo: tutto si mette in ordine davanti agli occhi. Accanto resta la Garisenda, più bassa e pendente, non visitabile, citata anche da Dante.

Portici di Bologna con colonne in pietra, due persone che camminano e una torre medievale sullo sfondo
Passeggiata sotto i portici di Bologna con scorcio di una torre medievale, perfetta per un itinerario di tre giorni in città.

Da lì si scende verso Piazza Santo Stefano, uno degli angoli più riconoscibili del centro. Il complesso delle Sette Chiese, oggi ridotto a un gruppo di edifici sacri collegati tra loro, conserva un’atmosfera raccolta, quasi sospesa. La Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, il Cortile di Pilato e il chiostro raccontano una Bologna romanica e spirituale.

Secondo la tradizione, tutto nacque dal desiderio del vescovo Petronio di richiamare i luoghi santi di Gerusalemme. È una tappa da prendere con calma, magari nel tardo pomeriggio, quando la piazza si svuota un po’ e le biciclette passano vicino ai tavolini. In quel momento Bologna sembra abbassare la voce.

Università, musei e capolavori nascosti: Archiginnasio, Pinacoteca e Santa Maria della Vita

La parte più culturale del viaggio porta nella Bologna universitaria, quella della Dotta. Si comincia dall’Archiginnasio, voluto nel 1563 dal cardinale Carlo Borromeo come sede unica dello Studio bolognese. Il cortile, i loggiati e le pareti coperte di stemmi parlano di secoli di professori, studenti, famiglie e potere.

Il cuore della visita è il Teatro Anatomico, ricostruito dopo i bombardamenti della Seconda guerra mondiale con materiali originali. Legno, statue, cattedra del docente: tutto restituisce l’idea di un sapere studiato dal vivo, anche nella sua parte più dura.

Nella zona universitaria, in via delle Belle Arti, la Pinacoteca Nazionale di Bologna conserva opere dal XIII al XIX secolo, con nomi come Raffaello, Guido Reni, Carracci, Perugino, Guercino e Parmigianino. Non è un museo da vedere di corsa: meglio scegliere alcune sale e fermarsi davvero. Tornando verso il centro, una deviazione in via Clavature porta a Santa Maria della Vita, piccola chiesa barocca che custodisce il Compianto sul Cristo morto di Niccolò dell’Arca.

Gabriele D’Annunzio lo definì un “urlo di pietra”. Davanti a quei volti tirati dal dolore, la frase non sembra un vezzo letterario. Sembra quasi una reazione fisica.

Portici di San Luca, canali segreti e tavola bolognese: l’ultima giornata tra simboli e sapori

L’ultima giornata richiede scarpe comode. Il percorso sotto i portici di San Luca, da Porta Saragozza al santuario sul Colle della Guardia, è uno dei riti laici e religiosi della città. Le arcate sono 666, numero attorno al quale è nata una lettura simbolica legata al serpente e alla Madonna.

Al di là delle interpretazioni, resta una camminata lunga, in salita, frequentata da pellegrini, runner della domenica e turisti un po’ affaticati. In cima, il Santuario della Madonna di San Luca offre una sosta e, nelle giornate limpide, una vista ampia sui colli e sulla città.

Rientrando verso il centro, vale la pena cercare la Bologna d’acqua. La finestrella di via Piella si apre sul canale delle Moline, memoria di un sistema idraulico che per secoli alimentò mulini e attività produttive. Poco lontano, tra via Oberdan e via Malcontenti, altri affacci ricordano che sotto la città scorrono ancora tratti nascosti di canali e torrenti.

La chiusura naturale è a tavola, nel Quadrilatero o in una trattoria del centro: tagliatelle al ragù, tortellini in brodo, lasagne, mortadella e, in stagione, certosino. “A Bologna si cammina per mangiare e si mangia per camminare”, confida un oste dietro al banco. Detta così sembra una battuta. Dopo tre giorni, però, torna.

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