La Grotta delle Conturines, nascosta in alta quota nelle Dolomiti della Val Badia, esisteva già almeno 5,8 milioni di anni fa.
La nuova datazione ottenuta da un gruppo internazionale di ricercatori apre una finestra sorprendente su un paesaggio alpino molto diverso da quello attuale, quando le montagne non avevano ancora raggiunto le quote di oggi e il clima era decisamente più caldo.
La scoperta riguarda una cavità situata a oltre 2.700 metri di altitudine, in un ambiente che oggi appare severo, roccioso e tipicamente alpino. Eppure le tracce conservate al suo interno raccontano un’altra storia: milioni di anni fa quella grotta si trovava probabilmente molto più in basso, in un contesto più mite, con condizioni ambientali lontane dall’immagine attuale delle Dolomiti.
Una grotta che conserva la memoria del clima
Il dato più importante arriva dallo studio degli speleotemi, cioè le formazioni calcaree che crescono lentamente all’interno delle grotte, come stalagmiti e colate di calcite. Questi depositi si formano goccia dopo goccia e possono custodire informazioni preziose sul clima, sull’acqua e sull’ambiente esterno al momento della loro crescita.
Nel caso della Grotta delle Conturines, gli strati più antichi analizzati risalgono a circa 5,8 milioni di anni fa, mentre quelli più recenti arrivano a circa 1,8 milioni di anni fa, poco prima delle grandi fasi glaciali che avrebbero trasformato profondamente le Alpi. È una sequenza lunga e rara, capace di restituire dettagli su un periodo di cui normalmente restano poche tracce leggibili in modo così diretto.
La ricerca è stata portata avanti per anni, anche perché datare materiali così antichi richiede tecniche molto avanzate. Gli studiosi hanno utilizzato la datazione uranio-piombo, applicata ai campioni di calcite, ottenendo così una misura molto più precisa rispetto alle ipotesi precedenti. Il risultato non dice soltanto quanto siano vecchi quei depositi: indica anche che la grotta doveva esistere già prima della loro formazione.
Quando le Dolomiti erano più basse e più calde
Uno degli aspetti più affascinanti riguarda il paesaggio che circondava la grotta nel momento in cui quei depositi si stavano formando. Secondo l’interpretazione dei ricercatori, le Alpi erano ancora in una fase diversa della loro evoluzione e la cavità poteva trovarsi attorno ai 1.500 metri di quota, non oltre i 2.700 metri come accade oggi.
Anche il clima era molto differente. Nei depositi sono state individuate tracce compatibili con un ambiente più caldo, con temperature superiori di diversi gradi rispetto ai livelli preindustriali. In quel periodo, il territorio delle attuali Dolomiti poteva ospitare una vegetazione molto più mediterranea, in un mondo lontanissimo dalle pareti chiare, dai pascoli alti e dalle rocce nude che oggi caratterizzano l’area.
Il contesto era quello della fine del Miocene, una fase complessa della storia della Terra in cui anche il Mediterraneo attraversò cambiamenti estremi. Per questo la grotta non è soltanto una curiosità geologica, ma un vero archivio naturale, utile per capire come montagne, clima e ambienti si siano trasformati nel corso di milioni di anni.
Perché questa scoperta parla anche al presente
La Grotta delle Conturines era già nota per i resti dell’orso delle caverne, ma la nuova datazione sposta l’attenzione molto più indietro nel tempo. Il valore della scoperta sta proprio nella possibilità di collegare la storia antica delle Dolomiti alle domande che riguardano il clima di oggi, mostrando quanto profondamente il pianeta possa cambiare quando variano temperatura, acqua e assetto dei territori.
Naturalmente non si tratta di confrontare in modo semplice un clima di milioni di anni fa con l’attuale crisi climatica. La scala temporale è diversa, così come sono diverse le cause. Ma una grotta come questa aiuta a leggere la Terra con più profondità, ricordando che ogni paesaggio è il risultato di trasformazioni lente, stratificate e spesso invisibili a chi lo osserva solo in superficie.
Per chi guarda le Dolomiti come luogo di vacanza, escursioni e bellezza paesaggistica, questa scoperta aggiunge un livello nuovo. Dietro le pareti e le cime più fotografate c’è una storia di milioni di anni, fatta di mari scomparsi, montagne in crescita, climi caldi e glaciazioni. La Grotta delle Conturines mostra che anche un luogo apparentemente immobile può custodire una memoria in continuo movimento.






